martedì 19 marzo 2013

rec 3 quando l'horror risulta superficialmente fine a se stesso

Allora è ormai noto il mio odio verso i reality horror, o mocumentary in genere, questo non è un mocumentary, ma si avvicina molto di più a un reality horror.
Visto così potrebbe sembrare il classico film di intrattenimento fatto per fare svagare il pubblico, c'è praticamente di tutto, ma diciamoci la verità, le scene risultano fini a se stesse, di una violenza gratuita e vuota che non lascia nessun ricordo infondo al cuore, apparte qualche scena comica per dimostrare di essere fighi, ma un film horror deve prima di tutto rispettare le sue regole, e deve avere delle motivazioni e soprattutto un argomento per cui riflettere.
Durante la visione mi è venuto in mente il capolavoro di George Romero, quel Down of the dead che mi ha sconvolto la vita, quello SI che era un horror di quelli che fanno riflettere, ma diciamoci la verità oggi come oggi i geni non ci sono più, ci sono soltanto ragazzetti che prendono una macchinetta digitale, e ti fanno un film e mischiano i generi senza scavare a fondo nella storia, e soprattutto senza fare una accentuata autocritica sul mondo che ci circonda.
Ammetto che l'idea di fondo era buona, ma non mi ha entusiasmato, scene gore assolutamente fini a se stesse, che invece di spaventarmi non hanno fatto altro che infastidirmi, e certo che le parodie di certi filmacci secondo me risultano migliori del film originale, almeno sai che film vai a vedere, ti fai le tue quattro risate e poi torni a casa, ma quando io guardo un horror, voglio vedere un horror, voglio sapere perchè lo zio si è beccato il virus, e da dove viene.
Poi voglio sapere da cosa è scaturito il tutto, hanno fatto esperimenti? Hanno fatto rituali magici? No, qui non spiega nulla, c'è un prete che riesce a ipnotizzare gli zombie, che sono nati dallo zio che si è beccato il virus dal cane, - e qui mi dovrebbero spiegare da dove questo cane è arrivato no? - e poi trasmette il virus a tutti quanti in una mattanza che trascende l'assurdo, le scene comiche sono assolutamente fuori luogo, chi è a digiuno di veri film horror magari lo troverà divertente, - a breve farò la mia recensione alla fabbrica - ma chi ha visto i film horror, e vi parlo di gente come Romero, Fulci, Bava e il primo Argento, per non parlare di  Carpenter, e Cronenberg sicuramente capirà che si tratta di una pura operazione commerciale, che nulla ha a che fare con il vero cinema di genere.
E ora concludo l'articolo con questa frase che è di per se una domanda: Chissà quando uscirà il classico film di genere reality horror che segnerà la fine del reality horror e farà rinascere il vero horror?
Io starò qui ferma ad aspettare, perchè come si dice la speranza è l'ultima a morire.



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